Arrivederci al 2027!
Per molti anni, all'ingresso della Sagra, c'era una frase che tornava sera dopo sera. La pronunciava il sig. Arcella, volto familiare della manifestazione e presenza storica nell'accoglienza dei clienti, scomparso alcuni anni fa.
Dentro quella frase c'era già tutta l'idea di servizio costruita negli anni: entrare, sedersi, scegliere con calma e godersi la serata, senza code alle casse o alle cucine.
Prima di raccontarne la storia, vale la pena spiegare una particolarità: la Sagra dei Salamini d'Asino non è organizzata come una classica festa gastronomica nella quale ci si mette in coda alle casse e poi alle cucine. Il percorso dell'ospite è pensato per assomigliare il più possibile a quello di un ristorante, pur conservando il clima informale e popolare di una sagra.
La Sagra dei Salamini d'Asino di Castelferro nasce nel 1975, in un paese nel quale lo sport aveva già un ruolo centrale. In quegli anni la squadra locale di tamburello aveva raggiunto importanti livelli agonistici e la manifestazione venne organizzata inizialmente per sostenerne e autofinanziarne l'attività. Quella che era nata come un'iniziativa legata allo sport avrebbe però finito per assumere, anno dopo anno, un significato molto più ampio per tutta Castelferro.
Con la crescita della Sagra, infatti, una parte delle risorse raccolte ha iniziato a tornare direttamente alla comunità. Nel corso degli anni i proventi della manifestazione hanno contribuito a interventi di recupero, manutenzione e miglioramento di luoghi e strutture del paese: dalla chiesa e dall'oratorio al parco giochi, fino alla realizzazione e alla cura dell'area bar e di altri spazi utilizzati dalla comunità.
È un legame che continua ancora oggi. La Sagra non serve soltanto a finanziare se stessa: parte di ciò che viene raccolto viene utilizzato per sostenere e mantenere vivi i luoghi di incontro di Castelferro, dalla piazza agli spazi della Polisportiva, fino al bar. In questo modo le serate di agosto lasciano qualcosa che rimane nel paese anche quando tavoli, cucine e luci della festa vengono smontati.
Nel frattempo sono cambiate le strutture, l'organizzazione e il numero dei visitatori, ma è rimasto immutato lo spirito con cui la manifestazione viene preparata: lavoro volontario, passione e un forte senso di appartenenza. Generazioni diverse di castelferresi hanno contribuito alla sua realizzazione, tramandando esperienza, ricette e abitudini e permettendo alla Sagra di rinnovarsi senza perdere la propria identità.
Prima dell'apertura c'è una parte della Sagra che il pubblico vede solo in parte: il lavoro dei volontari. Nei giorni che precedono la manifestazione gli spazi vengono trasformati, le postazioni prendono forma, le cucine vengono preparate e ogni tavolo trova il proprio posto. È un lavoro collettivo, fatto di esperienza e collaborazione, che ogni anno rimette in moto la macchina della Sagra.
La fotografia racconta quell'ultimo momento sospeso prima dell'apertura. Le preparazioni sono terminate, i volontari hanno raggiunto le proprie postazioni e in cucina tutto è pronto. C'è chi vive quel momento da decenni e chi lo sta vivendo per la prima volta, ma l'attesa è la stessa: i primi ospiti sono già davanti ai cancelli, si avvicinano le 19 e Castelferro aspetta soltanto che una nuova edizione della sua Sagra abbia inizio.
Al centro della Sagra rimangono naturalmente i Salamini d'Asino di Castelferro, preparati appositamente per l'occasione e diventati nel tempo il simbolo gastronomico della manifestazione. Accanto ad essi si è consolidato un intero percorso gastronomico dedicato alla carne d'asino: stracotto, arrosto, polenta con tapulone e altre preparazioni, insieme agli immancabili agnolotti e ai prodotti del territorio.
Dietro ogni piatto c'è un lavoro che comincia molto prima dell'apertura delle cucine: selezione delle materie prime, organizzazione, preparazione e quella cura artigianale che negli anni ha contribuito a costruire l'identità della Sagra. E durante il servizio non esiste una sola cucina: la serata vive grazie a tante postazioni diverse che devono lavorare insieme, con ritmi e compiti precisi.
L'accoglienza è sempre stata uno dei tratti riconoscibili della Sagra. Alcune immagini conservano i volti e i piccoli gesti che, negli anni, hanno accompagnato l'arrivo del pubblico.
Il servizio al tavolo non è soltanto una scelta organizzativa: negli anni è diventato uno dei caratteri distintivi della manifestazione. L'obiettivo è sempre lo stesso: lasciare all'ospite il tempo di stare insieme, mangiare e vivere la serata senza trasformarla in una sequenza di code e spostamenti.
Negli anni la Sagra non è rimasta soltanto un appuntamento conosciuto da chi vive Castelferro e il territorio: il suo modo di lavorare, l'organizzazione e soprattutto il servizio hanno attirato più volte anche l'attenzione della stampa. Gli articoli dedicati alla manifestazione sono diventati, edizione dopo edizione, un piccolo archivio parallelo della sua storia, capace di raccontare dall'esterno ciò che per i volontari è ormai parte della quotidianità della Sagra.
L'articolo pubblicato nel 2026 è l'ultimo di questa lunga serie. Il racconto mette in evidenza proprio alcuni degli aspetti che negli anni sono diventati il tratto distintivo di Castelferro: il servizio al tavolo, l'aperitivo offerto durante l'attesa, l'uso di piatti e posate vere, la preparazione delle patate sul momento e soprattutto una macchina organizzativa capace di coordinare circa 200 volontari e servire oltre 2.000 persone. Non soltanto cucina, quindi, ma un'organizzazione costruita negli anni e riconosciuta anche da chi la osserva da fuori.
Ma la Sagra non è soltanto cucina. È uno dei momenti dell'anno nei quali Castelferro torna a riunirsi intorno a se stesso. Dietro ogni serata ci sono settimane di preparazione, persone che dedicano gratuitamente tempo ed energie, giovani che iniziano a dare una mano accanto a chi lo fa da decenni e competenze che vengono trasmesse da una generazione alla successiva.
È proprio questa continuità ad aver permesso a una festa nata per sostenere lo sport del paese di attraversare quasi mezzo secolo di storia, conservando ancora oggi lo stesso legame con la comunità che l'ha fatta nascere.
Una Sagra vive di lavoro, ma non avrebbe attraversato tanti anni se fosse soltanto fatica. La serata continua anche fuori dalla zona ristorante: il viale si anima, la musica accompagna il pubblico e gli spazi della festa diventano un luogo dove fermarsi, incontrarsi e divertirsi anche dopo cena.
La tradizione, tuttavia, non ha mai significato restare immobili. Nel corso degli anni la manifestazione ha continuato a evolversi, migliorarsi e adattarsi alle esigenze di un pubblico sempre più numeroso, adeguando strutture, cucine, servizio e organizzazione e affiancando alla gastronomia musica, intrattenimento e nuove soluzioni capaci di rendere ogni edizione più efficiente e accogliente.
Nel 2026 la Sagra raggiunge così la sua 49ª edizione, mantenendo intatta la propria anima pur continuando a guardare avanti.
Oggi la Sagra dei Salamini d'Asino rappresenta molto più di un appuntamento gastronomico. È una parte della memoria collettiva di Castelferro, un ponte tra il passato sportivo del paese, le generazioni che l'hanno costruita e quelle che continuano a portarla avanti. Ma è anche qualcosa di molto concreto: una manifestazione capace di raccogliere energie e risorse e di riportarne una parte nei luoghi che ogni giorno tengono insieme la comunità.
Ogni agosto tavoli e cucine della Polisportiva tornano ad animarsi e una piccola frazione del territorio alessandrino accoglie migliaia di persone. Poi la festa finisce, le strutture vengono smontate e il paese torna alla sua quotidianità. Ma qualcosa resta: nei luoghi curati, negli spazi condivisi, nei progetti sostenuti e soprattutto nella passione di chi considera questa Sagra un pezzo del proprio paese.
Alcuni manifesti delle edizioni passate: un piccolo viaggio attraverso gli anni della Sagra dei Salamini d'Asino di Castelferro. Da telefono scorri lateralmente le locandine; toccane una per aprirla a dimensione completa.