Castelferro è oggi una piccola frazione del Comune di Predosa, ma il territorio sul quale sorge porta con sé una storia molto più lunga del paese che vediamo oggi. Popolazioni preromane, vie romane, documenti medievali, dominazioni, comunità agricole, confraternite, scuole, emigrazione, guerre e modernizzazione hanno lasciato tracce che, messe una accanto all'altra, raccontano la formazione lenta di una comunità.
Questa pagina segue quel percorso in ordine cronologico. Le fotografie dell'archivio locale disponibili sono tutte riferibili al Novecento: per questo il racconto delle epoche più antiche rimane affidato ai documenti e alle fonti, mentre le immagini iniziano soltanto quando la storia raggiunge il secolo scorso. In questo modo ogni fotografia resta nel proprio tempo e diventa una vera testimonianza, non una semplice illustrazione decorativa.
La presenza umana nell'area alessandrina è antichissima. Nel territorio circostante sono stati rinvenuti reperti neolitici e, in epoca preromana, la zona era interessata dalla presenza degli Stazielli, popolazione ligure stanziata fra l'Acquese e la pianura. Il loro principale centro era Caristum, nell'area dell'attuale Acqui Terme.
Nel 173 a.C. le legioni romane guidate dal console Marco Popilio Lenate attaccarono gli Stazielli. Alla dura repressione seguì l'intervento del Senato romano e, negli anni successivi, il territorio venne progressivamente romanizzato. Acqui divenne Aquae Statiellae e l'intera zona entrò stabilmente nel sistema politico, economico e viario di Roma.
Nel 115 a.C. il console Publio Emilio Scauro promosse una grande via di collegamento fra Dertona, l'odierna Tortona, e la costa ligure. Castelferro non esisteva ancora nella forma che conosciamo, ma il territorio destinato a ospitarlo era già inserito in una rete di percorsi e insediamenti che collegava la pianura al mare.
Dopo la caduta dell'Impero Romano anche queste campagne attraversarono secoli di invasioni e nuove dominazioni. Goti e Longobardi lasciarono tracce nel territorio e nella toponomastica, mentre l'organizzazione agricola e religiosa della zona cambiò progressivamente.
Uno dei primi punti fermi della storia documentaria di Castelferro risale al 12 settembre 1062. In un diploma dell'imperatore Enrico IV vengono ricordati possedimenti dell'area alessandrina e, accanto a località tuttora riconoscibili come Predosa, Retorto, Sezzadio, Frugarolo e Bosco Marengo, compare anche Castelferro.
Nei secoli successivi il nome ricorre nuovamente nei documenti. Il paese emerge sempre più chiaramente come una comunità agricola distinta, con terre, cascine e confini che diventano oggetto di accordi, controversie e ridefinizioni con Alessandria e con le comunità vicine.
L'Alessandrino fu a lungo conteso fra grandi potenze. Castelferro attraversò le vicende del Ducato di Milano, dei Visconti e degli Sforza, della dominazione spagnola e infine dell'espansione sabauda. Per la popolazione, però, la politica europea aveva conseguenze molto concrete: tasse, requisizioni, alloggiamenti militari, uomini chiamati alle armi e raccolti sottratti alle famiglie.
Nel 1682 venne fondata la Confraternita della Santissima Trinità. L'Oratorio divenne un punto importante della vita religiosa e sociale e la confraternita arrivò a riunire una parte molto consistente della popolazione maschile adulta.
Nel 1712 nacque il Monte Frumentario, una forma di solidarietà concreta basata sul prestito di grano. Chi ne aveva bisogno poteva ricevere sementi o cereali e restituirli dopo il raccolto, sostenendo così le famiglie nei periodi più difficili. È una delle testimonianze più interessanti della capacità della comunità di organizzare strumenti di mutuo aiuto ben prima della nascita dei moderni sistemi assistenziali.
Nel corso del Settecento e dell'Ottocento la vita del paese rimase fortemente legata all'agricoltura. La proprietà della terra, i raccolti, la disponibilità di bestiame e la dimensione delle famiglie determinavano in larga misura le condizioni economiche e sociali degli abitanti.
L'Ottocento portò lentamente nuove istituzioni e nuove possibilità. Nel 1859 il maestro Costanzo Ferrari lasciò a Castelferro un importante legato destinato all'istruzione. Nel 1860 furono organizzate due scuole elementari, una per i bambini e una per le bambine. Per una piccola comunità agricola significava aprire una strada nuova, dando a una parte sempre più ampia della popolazione accesso alla lettura e alla scrittura.
Alla fine del secolo si svilupparono nuove forme di associazionismo. Nel 1879 fu costituita la Società di Mutuo Soccorso e di Istruzione fra Agricoltori e Operai di Castelferro. I soci versavano una quota e, in caso di malattia, potevano ricevere un sostegno economico.
Nel 1888 prese forma anche l'Asilo Educatorio, pensato per assistere i bambini e sostenere le famiglie impegnate nel lavoro. La struttura crebbe negli anni successivi e rimase per decenni uno dei punti di riferimento della comunità.
Fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento arrivò però una nuova crisi. La fillossera devastò i vigneti e mise in difficoltà molte famiglie. Povertà e mancanza di lavoro spinsero numerosi castelferresi a emigrare, soprattutto verso Argentina e Stati Uniti. La storia del paese entrò così nella grande storia dell'emigrazione italiana.
Da questo punto il racconto può essere affiancato dall'archivio fotografico di Castelferro. Le immagini conservate mostrano il paese dalla prima parte del Novecento in avanti: strade ancora sterrate, animali da tiro, vecchie scuole, la nuova chiesa, mezzi pubblici, viali e luoghi che oggi appaiono profondamente trasformati.
Le fotografie più antiche del paese restituiscono una Castelferro compatta, fatta di strade semplici, case affacciate direttamente sulla via e spazi nei quali la vita privata e quella pubblica quasi si confondevano. Le strade erano allo stesso tempo vie di passaggio, luoghi di lavoro e punti d'incontro.
L'istituzione scolastica era nata nell'Ottocento, ma fu nel Novecento che l'istruzione divenne sempre più parte della vita quotidiana delle famiglie. La scuola rappresentò uno dei passaggi più importanti nella trasformazione sociale del paese, aprendo alle nuove generazioni possibilità che i loro genitori e nonni avevano avuto soltanto in misura limitata.
Nei primi decenni del Novecento molte abitudini della società contadina erano ancora pienamente vive. Il lavoro nei campi richiedeva animali da tiro, carri, attrezzi semplici e una quantità enorme di lavoro manuale. Le giornate seguivano le stagioni, il raccolto e le esigenze del bestiame.
Nelle abitazioni l'acqua corrente e l'elettricità arrivarono gradualmente. Le stalle facevano spesso parte della casa, il fieno veniva conservato ai piani superiori e, durante l'inverno, gli ambienti vicini agli animali diventavano anche luoghi di incontro. Famiglie e vicini si ritrovavano per parlare, lavorare, giocare a carte o semplicemente passare la sera insieme.
Alla fine del XIX secolo la vecchia chiesa risultava ormai insufficiente. L'idea di costruirne una nuova maturò negli ultimi anni dell'Ottocento, ma furono necessari tempo, denaro e organizzazione. I lavori iniziarono nel 1919 e si conclusero nel 1921. La costruzione utilizzò anche il cemento armato, tecnologia allora ancora relativamente moderna.
La Prima guerra mondiale sottrasse uomini alle campagne e rese più difficile il lavoro agricolo. Dopo il conflitto il paese, come molte comunità italiane, costruì spazi e monumenti dedicati ai caduti. Il Viale della Rimembranza divenne così non soltanto un luogo fisico, ma un pezzo della memoria collettiva.
Ancora più profondo fu l'impatto della Seconda guerra mondiale. Dopo l'8 settembre 1943 l'area entrò nella fase della Resistenza. Le campagne e le colline circostanti offrirono rifugio alle formazioni partigiane e alcuni castelferresi parteciparono attivamente alla lotta. Il 22 novembre 1944 un attacco partigiano nella zona causò la morte di alcuni soldati tedeschi e Castelferro rischiò una rappresaglia. Il 25 aprile 1945 segnò finalmente la fine dell'occupazione e l'inizio della ricostruzione.
Il Novecento modificò profondamente i rapporti fra Castelferro e il territorio circostante. Nel 1908 venne inaugurata la ferrovia Ovada-Alessandria e Castelferro ebbe una propria stazione. Per gli abitanti fu una trasformazione enorme: diventò più facile raggiungere Alessandria per lavorare e studiare e migliorò il trasporto delle merci.
Con il passare degli anni arrivarono nuovi mezzi di trasporto e nuovi servizi. L'autobus ridusse ulteriormente le distanze, mentre la diffusione dell'automobile cambiò le strade e le abitudini quotidiane. Anche un distributore di carburante, visto oggi come un dettaglio ordinario, rappresentava allora il segno evidente dell'ingresso del paese nell'epoca dei motori.
Nel dopoguerra Castelferro affrontò un'altra trasformazione decisiva. Negli anni Cinquanta venne realizzato l'acquedotto, mettendo fine alla dipendenza dai pozzi e migliorando radicalmente le condizioni igieniche e quotidiane. Le famiglie iniziarono ad avere in casa servizi che per secoli erano stati impensabili.
Intanto diminuiva lentamente il peso esclusivo dell'agricoltura. Alcuni abitanti continuarono a lavorare nei campi, altri iniziarono a spostarsi verso Alessandria e i centri vicini per impieghi nell'industria, nei servizi e nelle attività commerciali. Il paese rimaneva piccolo, ma diventava sempre più collegato al mondo esterno.
Nel corso della seconda metà del Novecento arrivarono nuovi impianti, servizi e occasioni di socialità. Gli spazi pubblici, lo sport, le associazioni e le manifestazioni locali diventarono strumenti importanti per mantenere viva una comunità che, pur cambiando, continuava a riconoscersi nel proprio paese.
Raccontare la storia di una piccola comunità significa mettere insieme documenti, fotografie, ricordi e dettagli che, presi singolarmente, possono sembrare minimi. È proprio la loro somma, però, a restituire il senso del tempo: una strada prima sterrata e poi asfaltata, una scuola, un autobus, una chiesa nuova, un animale da tiro, un viale, un gruppo di persone davanti a un mezzo pubblico.
Castelferro ha attraversato guerre, emigrazione, crisi agricole e profondi cambiamenti economici. Ha perso alcune abitudini, ne ha create altre e ha visto trasformarsi completamente il modo di vivere. Ciò che rimane è il filo che collega quelle vite alla comunità di oggi. Conservare fotografie e testimonianze serve proprio a non spezzarlo.